Perché Opera ha preso una stecca

Siamo, si spera, all’epilogo della vicenda dei neutrini più veloci della luce, ed è inevitabile pensare a come questa storia è stata raccontata. Ho cominciato a scriverne qui, per La stampa, e qui, per Panorama.

Ma ci sono altre considerazioni che vorrei fare.

In primo luogo, con il senno di poi (che è una scienza esatta, come mi ha ricordato un amico fisico) è stato giusto dare questa notizia sui giornali?

A mio avviso è stato in primo luogo inevitabile. Come accennavo su La Stampa, ormai il pubblico non è interessato solo al risultato scientifico, ma anche al modo in cui viene prodotto. E di conseguenza non poteva passare sotto silenzio un dibattito su un tema così importante come “la possibile scoperta che mette in crisi la Teoria della Relatività”.

Più interessante secondo me è discutere cosa ha innescato il dibattito: personalmente non ho dubbi che sia stato il seminario scientifico in cui i ricercatori di Opera hanno presentato i loro risultati ai colleghi. Il seminario si è svolto al Cern, un laboratorio particolarmente seguito dai media e che da alcuni anni ha scelto la massima trasparenza verso l’esterno. Questo naturalmente ha facilitato la “visibilità” dell’evento, ma comunque non era pensabile che i giornalisti non si accorgessero di esso.

Allora nulla avrebbe potuto fermare la valanga mediatica che si è scatenata, culminando in titoli catastrofici per l’immagine di Opera del tipo “Si dimette il fisico del flop”?.

Sempre con il senno del poi, a me sembra evidente che a non dovere essere fatto era proprio il seminario diretto ai colleghi che ha avuto luogo al Cern.

Oggi la gran parte dei laboratori tende ad essere il più possibile aperta verso l’esterno ma, forse per reazione, le collaborazioni scientifiche e gli esperimenti sono diventate cautissime. Ad esempio Atlas e CMS stroncano quasi con ferocia e sul nascere ogni illazione su possibili progressi nella ricerca del bosone di Higgs : anche il famoso “annuncio di non scoperta del bosone” avvenuto a dicembre era frutto di una lunga meditazione (nonostante molti lo considerino comunque avventato)..Era quindi immaginabile che anche Opera ci andasse con i piedi di piombo.

Allora come mai la collaborazione ha deciso di presentare un risultato sconvolgente come quello dei neutrini superluminari senza aver fatto tutte le possibili verifiche? In effetti gli stessi ricercatori sono stati subito divisi sull’opportunità di uscire allo scoperto, ma evidentemente una parte di essi non è riuscita a resistere all’entusiasmo, dando prova di una fretta che poi si è rivelata disastrosa. Eppure, come si è visto, sarebbero bastati pochissimi mesi per trovare il baco, e in fondo la collaborazione poteva lavorare con calma  perché non c’era nessun esperimento concorrente a pressarla (né era vittima della sindrome del “pubblica o muori”, visto che il finanziamento appariva garantito). Il portavoce di Opera avrebbe quindi potuto, e dovuto, ritardare l’annuncio, soprattutto tenendo conto delle divergenze all’interno della collaborazione.

Ad Ereditato non si addebita un errore scientifico, perché problemi come quelli che si sono verificati ad Opera non sono certo rari. Piuttosto è stato considerato responsabile di avere esposto al ludibrio mondiale il suo esperimento: questo è ciò che gli ha fatto perdere l’appoggio della maggioranza dei colleghi e praticamente costretto alle dimissioni.

A conti fatti questa bruciante vicenda ha mostrato ai fisici quanto sia illusorio pensare di poter fare un annuncio che resti all’interno della comunità scientifica: ora è chiaro a tutti che se qualcosa ha un interesse per il largo pubblico, allora i media lo riprenderanno. L’unico ambiente protetto su cui si può contare è quello dei colleghi più diretti, cioè quelli impegnati nel medesimo esperimento. Questo perché ai giornalisti per diffondere una notizia occorre una pubblicazione, o almeno una comunicazione pubblica in un seminario o in una conferenza. Altrimenti si resta nel gossip scientifico, che pure si può fare ma che ha certamente meno rilievo. Nel caso dei neutrini quindi la riservatezza era garantita solo fino a che i dati circolavano esclusivamente all’interno di Opera.

D’ora in poi, nessuno potrà più far finta di ignorare che anche un seminario può funzionare come una balestra che proietta sulle prime pagine. Speriamo solo che ciò non spinga gli scienziati a tentare una chiusura: è piuttosto necessario che il dialogo con il pubblico faccia un salto di qualità. Perché finora ci si è preoccupati di raccontare soprattutto le scoperte, dando l’impressione che la scienza sia una sorta di coniglio che a balzelli procede verso la sommità di una scalinata. Mentre in realtà assomiglia più a un riccio, che ogni tanto perde l’equilibrio e rotola giù. E che quando si sente attaccato fa uscire gli aculei.

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2 risposte a “Perché Opera ha preso una stecca

  1. Un articolo intelligente che non parla delle solite cretinate. Grazie.

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