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E la SuperB chiude il cerchio?

Alcuni giorni fa ho ricevuto un comunicato stampa dal CabibboLab, la grande infrastruttura di ricerca che dovrebbe traghettare verso il futuro la fisica italiana.

Il comunicato si chiama “Un Super Laser per SuperB” e lo trovate sul sito dell’INFN, fra i comunicati emessi il 19 amaggio, e anche sul sito del CabibboLab.

Il comunicato recita “Il progetto dell’acceleratore SuperB, che sarà realizzato entro cinque anni nell’area di Tor Vergata, si arricchisce di un competitivo FEL (Free Electron Laser). Le caratteristiche uniche della luce del FEL di SuperB potranno servire obiettivi di fisica della materia, biologia e medicina, in sinergia con gli obiettivi di fisica fondamentale di SuperB, senza compromettere le prestazioni dell’acceleratore”. E più sotto: “Questa idea nasce dalla volontà di allargare l’offerta scientifica del CabibboLab”

Fulminante il commento di una fisica incontrata al Cern: “Allargare l’offerta? Come se per allargare l’offerta sulla tratta Milano-Roma, Trenitalia aggiungesse una stazione a Bangkok”. In realtà Bangkok come vedremo, male che vada non è mica un brutto posto per fermarsi …

Andiamo con ordine.

Da molti anni (io ne sento parlare dal 2002) nell’area di Tor Vergata è in progetto un Free Electron Laser, una sorta di apparato che consente di ottenere immagini a raggi X di estrema precisione. L’oggetto sarebbe stato il risultato di una collaborazione fra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed altri enti, fra i quali il Laboratorio Desy di Amburgo.

In sintesi, un Free Electron Laser funziona come segue. In primo luogo un acceleratore di particelle porta un fascio di elettroni a una specifica energia, e poi gli elettroni vengono spinti a seguire un percorso non diritto, deviandoli grazie a dei magneti. Curvando gli elettroni perdono energia sotto forma di raggi X, proprio quelli che occorrono per ottenere le avanzate “radiografie” di cui parlavo.

E la SuperB? Si tratta di un progetto nato nel 2007 all’interno dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Come avevo scritto a suo tempo su Newton, l’Istituto rappresenta da anni la comunità scientifica più rampante di cui l’Italia disponga: una comunità dotata di quattro grandi Laboratori, con un ruolo di primo piano al Cern di Ginevra e abituata a gestire in tutto il mondo collaborazioni internazionali di massimo livello. Ma ciò nonostante una comunità che si sente in crisi. Un po’ perché i grandi esperimenti al Cern spostano su Ginevra i riflettori di questo tipo di ricerca in fisica, lasciando parzialmente in ombra i laboratori italiani. Un po’ perché nel nostro Paese tutta la ricerca langue, e se un edificio scolastico va in pezzi anche i primi della classe ne soffrono.

L’idea quindi era di dare un futuro alla fisica Italiana dotando il nostro Paese di un grande laboratorio, su modello del Cern, con dentro un acceleratore di particelle d’avanguardia, la SuperB. La proposta non era priva di buone ragioni, ma da subito ha trovato molta opposizione fra gli stessi fisici. I motivi erano diversi, ad esempio molti non ritenevano che la SuperB potesse portare a scoperte veramente importanti, anche tenendo conto che non sarà affatto uno strumento unico al mondo. I giapponesi hanno in progetto una macchina analoga, e sono ben presto andati più avanti nei lavori. Altri pensavano fosse nocivo iniziare un gande progetto dall’esito incerto, che però avrebbe senza dubbio tolto risorse a quelli in corso.

Anche l’appoggio internazionale ha cominciato presto a vacillare: tedeschi e americani si sono sottratti e gli unici veri alleati sembravano essere i francesi.

Ciò nonostante, la SuperB è entrata fra i progetti bandiera approvati sotto il Ministro Gelmini, come annunciato dall’INFN il 4 gennaio 2011.

Come conseguenza di questa scelta, inizialmente arrivano 19 milioni di euro, che negli anni sarebbero dovuti arrivare a 240 (cito a memoria). Peccato che la SuperB abbia un costo stimato dai 600 agli 800 milioni di euro … Il resto quindi dovrebbe essere coperto da altre istituzioni.  Per ora la sorgente di questi soldi mi sembra restare vaga, ma dovrà pur essere stata concordata visto che il comunicato dice che la SuperB  sarà realizzato entro cinque anni, che dati i tempi di questi progetti vuol dire davvero “domani”.

Tanto per cominciare comunque viene costituito il CabibboLab, che prende il nome da uno dei più illustri fisici italiani. L’INFN ne annuncia la nascita il 7 ottobre 2011.

E il Free Electron Laser? Il progetto originale negli anni si è dileguato, anche (qualcuno dice “solo”) a causa dell’arrivo dell’ingombrate SuperB.

Ora però il CabibboLab annuncia di “allargare la sua offerta scientifica” con quello che sembra essere un nuovo Free Electron Laser.

Non sarà che alla fine ci troveremo solo il Free Electron Laser, senza SuperB? E non sarà che alla fine il cambiamento più sostanziale rispetto a come sarebbe evoluto il piano del 2002 sarà stato la costituzione del CabibboLab?

Per chi volesse saperne di più, consiglio il Blog IoNonFaccioNiente.

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Il millefoglie e il costruttore

Chissà se riuscirò mai a convincere una qualche testata a farmi parlare di Compass: un gioiello del Cern un po’ trascurato, perché quando sulla corona brilla il Kho I Noor (cioè i grandi esperimenti come Atlas e CMS), anche un incredibile smeraldo passa per pietruzza. Devo la visita alla gentilezza di Angelo Maggiora, della sezione di Torino dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che mi ha anche fornito preziose informazioni, integrate da quelle di Paolo Valente, dell’Università di Roma Sapienza.

Compass è proprio bellissimo. In estrema sintesi, è un esperimento concepito per studiare alcuni dettagli di protoni e neutroni, in particolare il loro cosiddetto spin, che è una caratteristica connessa con il fatto che le particelle ruotano su loro stesse, come trottole. Ma non è dello scopo di Compass che voglio parlare, in caso si può leggere qualcosa di più qui.

Compass è un esperimento che si sviluppa in lunghezza per alcune decine di metri, ed è possibile vedere in successione tutte le diavolerie inventate dai fisici per studiare le particelle infinitamente piccole prodotte negli acceleratori. Non è facile ammirare qualcosa del genere. Atlas e CMS ad esempio, i due esperimenti del Cern a caccia del bosone di Higgs, sono imponenti e straordinari, ma sono come cipolle: si può vedere solo il loro strato esterno, e nulla trapela degli strati al loro interno. Invece, Compass è un millefoglie e non nasconde segreti. Per questo, mi è parso bellissimo. Ognuno ha le sue perversioni, e io ho dedicato una tale fetta della mia vita professionale a questi giganti di impensabile precisione, che mi esalto a passare due ore in un capannone gelido a guardare nelle loro viscere.

In questo post però vorrei soffermarmi su qualcosa di molto più generale, che ha a che fare con gli investimenti nella ricerca.
Compass è frutto di una collaborazione internazionale e all’Italia, cioè all’INFN, costa circa un milione di euro l’anno. Gli esperimenti di altissima tecnologia, come Compass, hanno delle possibili ricadute nel settore dell’innovazione e dell’industria enormi, ed è proprio su cose del genere che puntano i Paesi più avanzati per superare la crisi. Inoltre un milione di euro sono spiccioli: il costo di un appartamento in centro a Roma, di quelli comprati a mazzi per allargare i palazzi della politica, o una frazione di quanto speso per l’improbabile sito italia.it, di cui hanno parlato profusamente Stella e Rizzo. Eppure un milione di euro incide in modo non trascurabile sul bilancio di un ente di ricerca italiano, anche uno dei meno in crisi, come l’INFN. Soprattutto considerando che Compass è solo una delle tante attività condotte dall’ente.

Ora immaginiamo che sia necessario risparmiare qualcosa, e che si pensi di chiudere un po’ di esperimenti come Compass. Significherebbe rinunciare a un patrimonio, perché oggi Compass richiede solo di essere mantenuto, ma per costruirlo nel corso di quasi vent’anni è stato speso molto di più. Questi esperimenti insomma sono come i castelli di famiglia delle casate nobili: mantenerli costa un occhio, ma alienarli significherebbe disperdere per sempre un patrimonio difficilmente ricostituibile. Questo è il dilemma in cui si dibattono tutti gli enti di ricerca con infrastrutture importanti, strangolati dai tagli.

Naturalmente è facile supporre che i discendenti della casata facciano di tutto per evitare la vendita dei manieri aviti. Ma nel mantenimento c’è poca creatività, e un po’ meno gloria. Immaginiamo allora che una qualche ultima generazione decida di buttare il cuore oltre l’ostacolo,  e di vendere qualcosa, magari anche molto, così da poter commissionare un nuovo splendido edificio che rinnovi l’immagine del loro blasone, e li riporti nell’empireo dei creatori.

Questo è proprio il dilemma in cui si dibatte l’INFN. Sul tavolo ormai da qualche anno c’è il progetto della SuperB, un nuovo acceleratore di particelle pensato per rilanciare le infrastrutture di fisica delle particelle in Italia. La SuperB è però molto contestata, sia per le sue possibilità di realizzazione che per l’interesse dei suoi scopi scientifici. E anche per i suoi costi, che imporrebbero di rinunciare, o limitare, molte altre ricerche in corso. Il nuovo acceleratore era stato fortemente voluto dai precedenti vertici dell’INFN, scaduti questa estate, i quali erano anche riusciti a farlo inserire fra i progetti bandiera sostenuti dal ministero presieduto da Maria Stella Gelmini. Ora però l’Istituto dovrà decidere se dargli un futuro. Non è facile: occorre trovare un equilibrio fra la necessità di non vanificare importanti investimenti già compiuti, e quella di garantirsi un futuro almeno all’altezza del proprio passato.

E poi bisogna stare attenti. Molti considerano il millefoglie un dolce poco interessante, e non è tra i miei preferiti. Però una volta viaggiando in business da Lisbona a Roma mi venne offerto un menu concepito da un celebre cuoco d’avanguardia. Comprendeva un dolce al cioccolato nel quale era stata inserita una fetta di pancetta. Ora, io apprezzo il coraggio, la creatività, lo spirito di innovazione. Però…. “aridateme” il millefoglie!

Compass, nella sua parte "iniziale": lo strato del millefoglie dove c'è lo zucchero a velo. Foto di Paolo Valente