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La cavia e la vita

Sul numero di ieri di Panorama è uscito un mio articolo dal titolo “O la cavia o la vita”. Purtroppo non posso linkare l’articolo perché il giornale non lo ha reso disponibile in rete, ma basta farsi un giro in internet per capire le reazioni che ha suscitato (forse anche perché essendo richiamato in prima pagina era molto visibile).

Devo quindi provare a rispondere ad alcune delle questioni sollevate. Cercherò di essere sintetica ma i punti sono molti. Dunque alcuni lettori dicono:

1) L’articolo è a favore della vivisezione. Ho l’impressione che moltissimi l’articolo non lo abbiano proprio letto. Comunque non era, o almeno non voleva essere, né a favore nè contro la sperimentazione sugli animali. Nell’articolo ho cercato di rispondere alla domanda: a cosa serve la sperimentazione sugli animali e cosa accadrebbe se la si sospendesse. Insomma, ho cercato di capire se la sperimentazione animale è utile. Se sia giusta o meno è una questione diversa, di cui la società civile deve dibattere. Ma a mio avviso per dibattere e per prendere poi delle decisioni responsabili (direi “adulte”) si devono conoscere i fatti che ho tentato di esporre. Purtroppo abbiamo tutti un problema con la tecnologia: ne vogliamo i benefici, ma rifiutiamo la responsabilità delle sue sgradevolissime implicazioni. Vogliamo l’energia pulita, ma non l’eolico che è brutto e con le sue pale ammazza gli uccelli. Vogliamo cibo abbondante ed economico per tutti, ma non gli ignobili pesticidi che servono per coltivarlo. Vogliamo una medicina che ci curi, ma non che venga versato il sangue delle cavie. Io credo nella scienza, e penso che in futuro potremo forse risolvere i nostri problemi energetici, coltivare in modo più ecocompatibile, e fare a meno delle cavie. Ma dobbiamo lavorare molto per arrivare a questi obiettivi, e comunque al momento non sono in vista. Quindi, al momento, dobbiamo affrontare la realtà. Ma qualcuno dice che la realtà non è quella che ho descritto, ed ecco il punto successivo.

2) La sperimentazione sugli animali è inutile e può essere sostituita da test in vitro. Nell’articolo gli esperti che ho intervistato sostengono che allo stato attuale non esistono mezzi per sostituire COMPLETAMENTE la sperimentazione sugli animali. Dunque, se rinunciassimo del tutto alla sperimentazione sugli animali, dovremmo anche rinunciare a nuovi farmaci. I lettori dicono che è falso, che potremmo avere ugualmente i farmaci che ci occorrono, sperimentando su cellule in vitro (molti dicono sulle staminali). Anche a me piacerebbe moltissimo che fosse così, e anzi, sono convinta che la medicina arriverà al punto in cui potrà fare a meno degli animali. Personalmente, non vedo l’ora. Però per ora non è così, stando a quanto dicono tutti gli articoli scientifici. Un collega mi ha segnalato questo articolo di The Lancet, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo. Purtroppo è in inglese, come tutte le riviste scientifiche, ma sarebbe utile leggerlo perché fa un po’ il punto. Tra le altre cose gli autori scrivono: “A nessuno è permesso usare animali dove esistono alternative percorribili” (Nobody is permitted to use animals where there is a viable alternative). E scrivono anche: “L’agenzia che regola i prodotti medicinali e di salute nel Regno Unito ha sostenuto che i test senza animali siano usati ovunque è possibile, ma aggiunge che a oggi non ci sono metodi di laboratorio per sostituire completamente la sperimentazione sugli animali” (The UK’s Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency has acknowledged that non-animal testing is used wherever possible, but adds that “at present there are no laboratory methods available to totally replace animal testing of medicines). L’articolo fa riferimento al Regno Unito (UK), ma anche da noi le regole impongono che nessuna sperimentazione sugli animali possa essere condotta a meno che i ricercatori non dimostrino che non esistono alternative. Ma perché i farmaci non possono essere totalmente sperimentati in vitro? Perché, dicono i ricercatori, una cosa è capire l’effetto di una molecola su un mucchietto di cellule, e ben altra è capire come si comporta all’interno di un corpo. Gli organi sono strutture complesse, e possono metabolizzare, cioè assorbire, le molecole che usiamo come farmaco in modo molto diverso. Questo fatto comporta molte cose, ad esempio per quel che riguarda la tossicità: un candidato farmaco può essere del tutto innocuo in vitro, ma fare un sacco di danni dentro un organismo. Possiamo immaginare il candidato farmaco come un chiodo: può avere un effetto totalmente diverso se viene appoggiato su un pezzo di ferro o se viene gettato negli ingranaggi di un motore che funziona a pieno ritmo. Questo almeno è quello che ci dicono i ricercatori. Ma l’obiezione successiva mette in dubbio proprio la loro buona fede.

3) I ricercatori mentono perché vengono pagati dalle multinazionali. Le multinazionali e le industrie possono essere accusate di diverse nefandezze, ma qui si sta sostenendo che sono autolesioniste. Scusate, ma lo scopo di una casa farmaceutica è di vendere un farmaco, giusto? E allora, se esistessero alternative alla sperimentazione sugli animali, perché si dovrebbero sobbarcare spese enormi (la sperimentazione sugli animali costa molto di più di quella in vitro, e poi ci sarebbero migliaia di ricercatori “di base” da corrompere)? solo per il gusto di torturare degli esseri viventi? Inoltre questa tesi presume che tutta, ma proprio tutta, la comunità scientifica sia composta da individui crudeli e privi di scrupoli. Io sarò ingenua, ma di ricercatori ne ho conosciuti tanti, e nessuno mi è sembrato un mostro sadico. Sono stata anche accusata di avere intervistato solo persone di parte. Ma se devo capire come funziona la ricerca su un farmaco devo andare alla fonte, cioè chiedere a chi i farmaci li studia. Loro mi raccontano dei fatti, io li riferisco, e poi ciascuno tira le somme in base anche alla sua coscienza.

4) La ricerca sugli animali non fornisce risultati certi, al punto che la stragrande maggioranza dei farmaci che inizialmente sembrano promettenti si rivelano poi non adatti all’uomo. Questo è assolutamente vero. Gli animali non sono esseri umani, e quindi ciò che funziona su di loro può non funzionare su di noi. Però i test sugli animali danno delle indicazioni di massima importantissime, soprattutto per ridurre al minimo il rischio di nuocere agli esseri umani che per primi proveranno il nuovo farmaco. Ad esempio un ricercatore che non ho citato mi diceva che quando si inizia la sperimentazione su esseri umani, si incomincia somministrando al paziente un decimo della dose che si è rivelata non tossica sugli animali. La medicina non è una scienza esatta e procede per tentativi ed errori. Purtroppo non abbiamo strategie migliori, al momento. A meno di non prendere atto della situazione e decidere che comunque il sacrificio degli animali non è sopportabile.

5) La gran parte degli animali viene vivisezionata per scopi non medici Nel mio articolo ho cercato di spiegare perché gli animali vengono usati nella ricerca biomedica, e cosa succederebbe nel caso decidessimo di farne a meno, quindi mi riferivo solo agli esperimenti a scopo medico. Comunque il Ministero della Salute tiene un registro di tutti gli animali utilizzati in Italia per la sperimentazione, e trovate qui le tabelle più aggiornate. Nella tabella 2.1 si spiega in che tipo di sperimentazioni vengono coinvolti gli animali. A parte le sperimentazioni volte a mettere a punto farmaci per uso veterinario, mi pare che tutto il resto sia sostanzialmente riconducibile a usi medici per umani (o di ricerca di base, che però è essenziale alla medicina). Qualcuno è preoccupato per l’uso di animali nella produzione dei cosmetici: sempre su Panorama si può leggere che questo uso è attualmente fortemente limitato e prestissimo sarà del tutto proibito, credo con sollievo di tutti.

6) Accetto la sperimentazione animale ma non su cani, gatti e cavalli Questa è una posizione che non tutti condividono, ma che come le altre merita rispetto perché esprime una sensibilità. La stragrande maggioranza della sperimentazione animale utilizza i topi e solo in fasi più avanzate prevede gli animali che amiamo di più. Possiamo immaginare di fare a meno di certe specie (nel caso includerei sicuramente le scimmie). È possibile che in certi casi possano essere sostituite da altre, magari allungando i tempi e aumentando i costi. In altri casi probabilmente non potrebbero essere sostituite, e quindi al solito ci troveremmo di fronte all’alternativa o di rinunciare al farmaco o di accettare un rischio molto alto per gli esseri umani che per primi lo proveranno. Fra i vari messaggi, c’era anche qualcuno che suggeriva di sostituire gli animali che vogliamo salvare con carcerati per crimini gravi che in cambio potrebbero godere di sostanziosi sconti di pena. Era una provocazione, spero.

7) Non accetto nessuna forma di sperimentazione animale, neppure sui topi. Anche questa è una posizione assolutamente rispettabile. Me ne ha scritto fra gli altri un animalista vegetariano che probabilmente fa anche a meno dei farmaci proprio perché non vuole utilizzare qualcosa di testato sugli animali. Questa persona è estremamente coerente e ha tutto il mio rispetto. Un ricercatore però mi ricordava che nelle cantine muoiono molti più topi di quanti ne vengano utilizzati nella ricerca, fra gli atroci tormenti causati dal veleno. Se decideremo di non utilizzare più i topi per la ricerca, dovremo anche mobilitarci per la messa al bando dei topicidi.

8) Lei ha scritto queste cose perché è stata pagata dalle multinazionali. Vi garantisco che non è così, ed escludo anche di essere stata compensata in qualsiasi modo a mia insaputa: appartengo a quella stragrande maggioranza degli italiani che conosce personalmente ogni singolo euro che entra o esce dalle sue tasche, e se ci fossero stati movimenti insoliti me ne sarei accorta. Del resto, anch’io potrei sospettare che le molte voci che hanno scritto esprimendo dissenso siano pilotate dalla lobby dei produttori di attrezzature per test in vitro. Ma non lo faccio: resto totalmente convinta della buona fede dei miei lettori.

9) Non compreremo mai più Panorama. Beh, ognuno è libero di scegliere cosa leggere. Però ultimamente abbiamo tutti la tendenza a seguire solo i mezzi di informazione che dicono le cose con cui siamo d’accordo. Ma i mezzi di informazione, non dovrebbero avere il coraggio di trattare temi controversi e voci discordanti, purché le fonti siano sempre dichiarate e trasparenti? E se leggiamo solo quelli che sappiamo già essere d’accordo con noi, non rischiamo di chiudere un po’ i nostri orizzonti?

Mi scuso con i lettori, ma non credo che continuerò la discussione su questo blog, Non voglio sottrarmi al dibattito, ma penso che in caso il posto giusto per farlo sia il giornale. Spero solo che la discussione possa essere pacata. Qualcuno mi ha detto che avrei dovuto scrivere sotto pseudonimo. Ma scherziamo? Non sono mica un blogger dissidente che in Iran si oppone ad Mahmud Ahmedinejad! 

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