Se la giornalista diventa Cappuccetto Rosso

Cari tutti,

torno a scrivere dopo tanto tempo sul blog per commentare un fatto curioso che mi riguarda.

Nella puntata del 28 giugno di Superquark è andato in onda un mio servizio sull’adeguamento dell’aspetto sessuale. Insomma, sulla transessualità. A onor del vero ho ricevuto molti messaggi personali a questo proposito, sia di apprezzamento che di rimostranza. Ma poi il servizio è stato messo su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=omdDjVdBpVw). E qui ha raccolto (oltre a un po’ di hackeraggio che immagino dovrebbe lusingarmi) alcuni commenti dai telespettatori. Qualcuno si è concentrato sulla bravura di Piero Angela, qualcun altro ha commentato sul tema. E qualcuno, come è normale che sia, ha commentato il lavoro della autrice/giornalista, cioè il mio. E lo ha fatto con straordinaria profondità.

– “Ma chi ha truccato la Gallavotti” ha chiesto uno, dando prova di eccezionale spirito d’osservazione.

– “Sembra che le abbiano sparato il trucco in faccia”, ha risposto un altro altrettanto acuto.

– “Sì, sì, ha le gote alla Cappuccetto Rosso”, ha finalmente ribattuto il primo folgorato da subitanea intuizione

Fine dei commenti sul lavoro dell’autrice/giornalista.

Ora, c’è una cosa che mi ha raccontato Edoardo Cofani mentre lo intervistavo che mi ha molto colpita e che è riportata anche nel servizio. Mi ha detto che al termine del suo percorso di adeguamento sessuale, una volta acquisito un aspetto maschile, ha visto la propria credibilità sul lavoro crescere. E ancora si chiede perché…. Questo è un “fenomeno” che riportano molti di coloro che sono passati da un aspetto femminile a uno maschile (mentre chi segue l’intervento inverso vede diminuire la propria credibilità lavorativa). Questa osservazione mi è tornata in mente leggendo i commenti su youtube, dato che in effetti l’unica cosa che è stata rilevata del mio lavoro di autrice del servizio è… il trucco, mentre tutte le osservazioni, incluse le critiche, sul merito sono rivolti a Piero Angela. Mi scuso, effettivamente in televisione il trucco  è importante, questa e altre volte era sbagliato, e ci starò più attenta. Sarebbe più facile se dovessi pensare solo a quello, ma oltre a truccarmi devo trovare dei temi interessanti per i servizi, discuterli con Piero Angela, documentarmi, trovare le persone giuste da intervistare, scrivere il servizio, andare a girarlo, discutere con i registi, la produzione e le altre persone che letteralmente lo “creano”, e non solo. Per questo a volte sbaglio il colore del fard. Lavoro con Piero e Alberto Angela dal 1999, ed entrambi mi hanno letteralmente insegnato tutto ciò che so. E per quanto riguarda Superquark non smetterò mai di ringraziare Piero Angela per la fiducia che mi ha dato facendomi divenire una degli autori del programma. La sua grandezza e il suo ruolo in Superquark non solo non si discutono ma non hanno bisogno di essere spiegati. Ma la grandezza di Piero Angela sta anche nel fatto di aver formato delle persone in grado di fare Superquark, cosa che gli andrebbe riconosciuta e che lui stesso ricorda quando cita i nomi degli autori nel presentare ogni servizio. Personalmente quindi devo essergli grata fra l’altro per l’avermi resa autonoma e responsabile dei servizi che curo, assumendomi anche l’onere delle cose che in essi eventualmente non funzionano. Sotto il trucco spesso malfatto (ok, cambierò il colore del fard), c’è una giornalista piuttosto matura (anche anagraficamente) e con un’esperienza solida nel raccontare la scienza non solo in televisione. Noi giornaliste non dovremo mica vestirci da uomo per distogliere l’attenzione dal fard, vero?

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6 risposte a “Se la giornalista diventa Cappuccetto Rosso

  1. Cara Barbara,
    apprezzo molto i tuoi servizi e mi dispiace per l’accaduto.

    Purtroppo il problema della disuguaglianza di genere è forte e sentito anche in un Paese “moderno” come l’Italia. Nel mondo scientifico, per esempio, circa il 60% di laureati sono donne, il 45% conseguono il PhD e meno del 20% diventano professori ordinari (dati presi da http://www.genovate.unina.it/). Le ragioni di questa disuguaglianza sono tante e tra queste c’è l’immagine prettamente maschile che viene data del mondo della ricerca e andrebbe combattuta su ogni fronte.
    Per esempio, a SuperQuark i professori ed esperti ospiti fissi in studio sono, correggimi se sbaglio, tutti uomini. E quale migliore vetrina di SuperQuark per aiutare a migliorare le cose?

    • Cara Giuliana,

      grazie del commento.

      Indubbiamente hai colto un punto. Esattamente come avviene (quasi sempre) nel mondo della ricerca, ci sono moltissimi motivi per spiegare come mai gli ospiti di Superquark sono generalmente uomini. Fra i tanti, a mio parere, gioca un ruolo importante il fatto che molti sono ospiti “storici” e hanno iniziato a contribuire a Superquark quando la presenza femminile nei ruoli chiave della ricerca era ancora più esigua. E non è un caso che la differenza fra la percentuale di ricercatrici in studio e quella nei servizi, che inevitabilmente sono più legati all’attualità, pur restando sbilanciata salti all’occhio.
      Negli anni in realtà fra gli ospiti “fissi” ci sono state diverse scienziate, ad esempio Margherita Hack, ma come spesso accade quando una percentuale è troppo esigua basta un qualsiasi evento casuale perché divenga zero.

      L’invisibilità femminile è purtroppo un fenomeno non solo italiano. Negli ultimi mesi ho girato un documentario su un importante progetto di ricerca svizzero, per il quale ho intervistato ben sedici persone, scelte in modo praticamente inevitabile in base al ruolo ricoperto. Di queste solo due sono donne. Nel montaggio finale è molto probabile che una venga esclusa, per motivi che nulla hanno a che fare con la qualità scientifica. E così ancora una volta fluttuazioni causali porteranno ad abbassare ancora di più una percentuale già minima.

      Indubbiamente hai ragione sul fatto che si può fare di più per fornire un’immagine delle donne nella scienza (e non solo) che renda maggiore giustizia al loro contributo . Cercheremo di migliorare anche su questo fronte.

  2. Grazie per quello che fa, per il suo lavoro. Ammiro tanto la sua professionalità e mi piacerebbe diventare come lei tra qualche anno (il suo curriculum è spaventosamente figo, complimenti!).

    Purtroppo il nostro è un paese spaventosamente retrogrado e, se è vero che le questioni di genere sono un tema caldo un po’ ovunque, qui in Italia secondo me la situazione è di gran lunga più grammatica.

    Quei commenti fanno perdere fiducia nel genere umano, non è possibile che nel 2017 avere le ovaie come gonadi comporti l’essere considerate alla stregua di arredamenti e bamboline, non vedersi riconosciuta piena dignità, credibilità, sul lavoro e non o ancora dover essere considerate “meno” se si preferisce altro alla famiglia.

    Comunque… I suoi servizi sono interessantissimi (quello sulla transizione è da mostrare in tutti gli ambienti scolastici), le spiegazioni chiare ed efficaci 😉 quindi le rinnovo i miei ringraziamenti e la prego, continui a fare ciò che fa, nel modo in cui già lo fa **

  3. andare sullo schermo con un buon trucco e look adeguato è importante per uomini e donne ma lei ha il diritto di essere valutata per il suo lavoro. Mi spiace per quei commenti

  4. Ho ben presente quel pezzo andato in onda perché stavo riguardando la trasmissione per la prima volta dopo tanti anni di “astinenza” dalla televisione.
    Francamente, sabato 22 Luglio 2017 mi sono ricordato dell’argomento trattato in quel servizio (anche quello sui camaleonti registrato in Svizzera) e non del tuo “fard” quando casualmente ti ho incrociata al castello di Torrechiara, per le registrazioni con Alberto Angela.
    Ne approfitto per congratularmi con tutti voi, avete suscitato la mia enorme curiosità ed è stato bello vedere la registrazione di un servizio da dietro le quinte 🙂

    • Grazie Andrea! Colgo allora l’occasione del blog per ringraziare tutti coloro che erano a Torrechiara, da chi era impegnato nella gestione del monumento, a coloro che hanno reso possibili le rievocazioni storiche, ai turisti che sono stati pazienti con noi, e naturalmente a voi che avete reso piacevole, con la vostra presenza, anche i momenti di stanchezza. E’ stato un vero piacere conoscervi. Le uniche di cui avrei fatto volentieri a meno sono le vespe armigere poste a difesa del castello, due dello quali sono riuscite a pungermi mentre eravamo nel fossato, ma si sa, i castelli sono ben difesi 🙂

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