Sbronza da Higgs

Sono astemia, ma credo di avere tutti i sintomi del dopo una ubriacatura. Non mi emoziono facilmente per un evento scientifico, noi giornalisti abbiamo il privilegio di arrivare al momento migliore, quando il ricercatore ha qualcosa di interessante in mano. Per lui magari è il culmine di una carriera, per noi una delle tante belle notizie da raccontare ai lettori. Ma ieri, alla fine del seminario dove è stata presentata la scoperta di una nuova particella che sembra proprio essere il bosone di Higgs,  quando tutti si sono alzati in piedi per un lunghissimo applauso, anch’io ho faticato a non commuovermi. E poi, ho avuto una enorme soddisfazione personale: assieme a Olivier Dessinbourg della rivista svizzera Le Temps, sono stata l’unica a ottenere una intervista da Peter Higgs, pubblicata su La Stampa. E una esclusiva così no che non mi capita tutti i giorni.

Di fuori copione, questa volta non mi resta molto. Ho scritto un numero ormai imprecisato di articoli, esplorando previsioni, annuncio e scoperta. Sto cercando di metterli sulla pagina “notizie” e sulla pagina “radio” di questo blog (nel caso qualcuno fosse interessato). Mi restano però alcune impressioni, che non ho ancora raccontato.

La prima, riguarda il lato emotivo e mediatico dell’annuncio. Questa è il primo grande annuncio scientifico dell’epoca 2.0.. Altrove lo ho paragonato alla conferenza stampa con la quale nel 2000 venne comunicata la fine del sequenziamento del genoma umano. Infatti come quello storico evento anche questo, a mio avviso, più che chiudere una strada ne apre un’altra. Ma da altri punti di vista, il paragone non regge. Nel 2000 le televisioni di tutto il mondo trasmisero una comunicazione diretta al pubblico, mentre la parte tecnica si era svolta in seno alla comunità dei ricercatori. Ieri invece è stata la vicenda scientifica ad essere sotto gli occhi di tutti. In ogni angolo del pianeta, i fisici erano connessi via web e sempre via web comunicavano fra di loro tempo reale. Sembrava quasi di sentire pulsare la Rete. E connessi non c’erano solo i fisici, ma anche giornalisti e tramite loro un pubblico smisurato. Non appena gli accordi con l’Ufficio Stampa del Cern lo hanno permesso, al termine dell’intervento del primo oratore del seminario, gli articoli hanno cominciato a spuntare in rete come funghi. Prima e dopo, è stato tutto un frenetico aggiornare il profilo di Facebook e twittare: “Inizia il saluto del direttore generale”, “Anche a Melbourne hanno il fiato sospeso”, “CMS ha un picco a 125,3”, “Ci siamo”. E questo in tutte le lingue del mondo. Mai un evento scientifico era stato così corale. Le notizie dal mondo della ricerca hanno dimostrato una incredibile capacità di creare aggregazione. Forse solo i grandi eventi di politica e di sport hanno un potere analogo, o no?

C’è un altro punto che voglio toccare, ma prima consentitemi un piccolo intermezzo da salotto. Avete visto chi c’era nell’auditorium principale del Cern, quello dove si è tenuta la presentazione? Le prime file erano state risercate per i vip: i grandi padri della fisica, i dirigenti del Cern attuali e passati (almeno quelli che hanno avuto un ruolo importante nella costruzione di LHC), le persone più in vista degli esperimenti. E poi, più indietro, l’aula era gremita di giovanissimi. Molti erano “summer students”, ragazzi non ancora laureati capitati al Cern per uno stage estivo. La selezione era stata fatta in base al prestigio per le prime file, e alla forza fisica e all’entusiasmo per le altre. Per accedere a quei posti infatti i “fortunati” comuni mortali si erano messi in fila dalla sera prima, come per un concerto rock. Molti di loro non hanno ancora gli strumenti culturali per comprendere davvero ciò che è stato detto nel seminario, ma hanno voluto esserci. Non so se sia solo un effetto dell’entusiasmo o anche un po’ del voler poter dire “io c’ero”. Il risultato è stato che i fisici, la vera forza lavoro dietro l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs e allo studio delle sue implicazioni, il seminario se lo sono dovuto seguire dagli schermi piazzati in varie aule. Non so se sia stato un bene o un male, dico solo che è stato così.

Torniamo a cose più sostanziose. La mia percezione è che dopo l’annuncio di ieri i fisici siano divisi in due “partiti”. Da un lato i fisici sperimentali che sprizzano entusiasmo ma che insistono: ci vogliono ancora nuovi dati per stabilire se la particella appena scoperta è proprio il bosone di Higgs. E dall’altro i fisici teorici, che in fondo già a dicembre erano certi che il bosone di Higgs fosse stato scoperto e che a maggior ragione lo sono ora, ma che appaiono decisamente meno euforici. Il fatto è che questa particella è dannatamente prevedibile, anzi, per essere più precisi, è dannatamente simile a come era stata prevista. E questo, dal punto di vista di un teorico, non apre nuovi orizzonti. Non resta che aspettare di conoscere meglio la nuova arrivata e sperare che prima o poi sappia sorprendere.

Nel frattempo, secondo voi, quando passano i sintomi di una sbornia da Higgs?

P.S.: Ieri dopo il seminario l’auditorium del Cern è rimasto aperto per tutto il giorno. Molti passavano,e scattavano una foto alla sala. Era vuota, c’erano solo due signori che per molte ore si sono dedicati a riparare dei sedili. Mi sono parsi l’emblema della felicità della giornata, come se la struttura avesse vacillato sotto i salti di gioia dei fisici.

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