Il millefoglie e il costruttore

Chissà se riuscirò mai a convincere una qualche testata a farmi parlare di Compass: un gioiello del Cern un po’ trascurato, perché quando sulla corona brilla il Kho I Noor (cioè i grandi esperimenti come Atlas e CMS), anche un incredibile smeraldo passa per pietruzza. Devo la visita alla gentilezza di Angelo Maggiora, della sezione di Torino dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che mi ha anche fornito preziose informazioni, integrate da quelle di Paolo Valente, dell’Università di Roma Sapienza.

Compass è proprio bellissimo. In estrema sintesi, è un esperimento concepito per studiare alcuni dettagli di protoni e neutroni, in particolare il loro cosiddetto spin, che è una caratteristica connessa con il fatto che le particelle ruotano su loro stesse, come trottole. Ma non è dello scopo di Compass che voglio parlare, in caso si può leggere qualcosa di più qui.

Compass è un esperimento che si sviluppa in lunghezza per alcune decine di metri, ed è possibile vedere in successione tutte le diavolerie inventate dai fisici per studiare le particelle infinitamente piccole prodotte negli acceleratori. Non è facile ammirare qualcosa del genere. Atlas e CMS ad esempio, i due esperimenti del Cern a caccia del bosone di Higgs, sono imponenti e straordinari, ma sono come cipolle: si può vedere solo il loro strato esterno, e nulla trapela degli strati al loro interno. Invece, Compass è un millefoglie e non nasconde segreti. Per questo, mi è parso bellissimo. Ognuno ha le sue perversioni, e io ho dedicato una tale fetta della mia vita professionale a questi giganti di impensabile precisione, che mi esalto a passare due ore in un capannone gelido a guardare nelle loro viscere.

In questo post però vorrei soffermarmi su qualcosa di molto più generale, che ha a che fare con gli investimenti nella ricerca.
Compass è frutto di una collaborazione internazionale e all’Italia, cioè all’INFN, costa circa un milione di euro l’anno. Gli esperimenti di altissima tecnologia, come Compass, hanno delle possibili ricadute nel settore dell’innovazione e dell’industria enormi, ed è proprio su cose del genere che puntano i Paesi più avanzati per superare la crisi. Inoltre un milione di euro sono spiccioli: il costo di un appartamento in centro a Roma, di quelli comprati a mazzi per allargare i palazzi della politica, o una frazione di quanto speso per l’improbabile sito italia.it, di cui hanno parlato profusamente Stella e Rizzo. Eppure un milione di euro incide in modo non trascurabile sul bilancio di un ente di ricerca italiano, anche uno dei meno in crisi, come l’INFN. Soprattutto considerando che Compass è solo una delle tante attività condotte dall’ente.

Ora immaginiamo che sia necessario risparmiare qualcosa, e che si pensi di chiudere un po’ di esperimenti come Compass. Significherebbe rinunciare a un patrimonio, perché oggi Compass richiede solo di essere mantenuto, ma per costruirlo nel corso di quasi vent’anni è stato speso molto di più. Questi esperimenti insomma sono come i castelli di famiglia delle casate nobili: mantenerli costa un occhio, ma alienarli significherebbe disperdere per sempre un patrimonio difficilmente ricostituibile. Questo è il dilemma in cui si dibattono tutti gli enti di ricerca con infrastrutture importanti, strangolati dai tagli.

Naturalmente è facile supporre che i discendenti della casata facciano di tutto per evitare la vendita dei manieri aviti. Ma nel mantenimento c’è poca creatività, e un po’ meno gloria. Immaginiamo allora che una qualche ultima generazione decida di buttare il cuore oltre l’ostacolo,  e di vendere qualcosa, magari anche molto, così da poter commissionare un nuovo splendido edificio che rinnovi l’immagine del loro blasone, e li riporti nell’empireo dei creatori.

Questo è proprio il dilemma in cui si dibatte l’INFN. Sul tavolo ormai da qualche anno c’è il progetto della SuperB, un nuovo acceleratore di particelle pensato per rilanciare le infrastrutture di fisica delle particelle in Italia. La SuperB è però molto contestata, sia per le sue possibilità di realizzazione che per l’interesse dei suoi scopi scientifici. E anche per i suoi costi, che imporrebbero di rinunciare, o limitare, molte altre ricerche in corso. Il nuovo acceleratore era stato fortemente voluto dai precedenti vertici dell’INFN, scaduti questa estate, i quali erano anche riusciti a farlo inserire fra i progetti bandiera sostenuti dal ministero presieduto da Maria Stella Gelmini. Ora però l’Istituto dovrà decidere se dargli un futuro. Non è facile: occorre trovare un equilibrio fra la necessità di non vanificare importanti investimenti già compiuti, e quella di garantirsi un futuro almeno all’altezza del proprio passato.

E poi bisogna stare attenti. Molti considerano il millefoglie un dolce poco interessante, e non è tra i miei preferiti. Però una volta viaggiando in business da Lisbona a Roma mi venne offerto un menu concepito da un celebre cuoco d’avanguardia. Comprendeva un dolce al cioccolato nel quale era stata inserita una fetta di pancetta. Ora, io apprezzo il coraggio, la creatività, lo spirito di innovazione. Però…. “aridateme” il millefoglie!

Compass, nella sua parte "iniziale": lo strato del millefoglie dove c'è lo zucchero a velo. Foto di Paolo Valente

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